Il legame tra antidepressivi e disfunzione erettile

La disfunzione erettile è un disturbo molto comune che subentra negli uomini di una certa età con un tasso di prevalenza compreso tra il 25 ed il 35%.

Le ricerche sul tema ci dicono che alcune malattie, come quelle croniche, malattie cardiovascolari, diabete e depressione determinano un aumento del rischio di sviluppare una disfunzione sessuale di questo tipo.

Oltre al piano fisiologico, la letteratura si è concentrata sulla relazione che esiste tra l’assunzione di farmaci e la disfunzione erettile. Sembrerebbe infatti che l’uso di antidepressivi triciclici come gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), le benzodiazepine e gli antinfiammatori non steroidei determinano un aumento del rischio di disfunzione erettile.

Obiettivo di questo articolo sarà quello di presentare l’associazione tra disfunzione erettile e alcune classi di farmaci specifici. Ma cerchiamo prima di capire perché gli antidepressivi più in generale causano problemi di natura sessuale.

Antidepressivi e disfunzioni sessuali

Il trattamento di scelta per la Depressione Maggiore è costituito dai farmaci antidepressivi che hanno ridotto la morbilità e la mortalità ad essa legate, favorendo una considerevole riduzione dei costi diretti e indiretti dovuti a tale disturbo.

Le principali classi di antidepressivi sono:

  • gli antidepressivi triciclici (TCA);
  • inibitori selettivi del re-uptake della serotonina (SSRI);
  • inibitori selettivi del re-uptake della noradrenalina (SNRI);
  • inibitori delle monoaminossidasi (IMAO);
  • antidepressivi atipici.

Mentre i primi studi sui farmaci triciclici e inibitori delle monoamino-ossidasi erano principalmente focalizzati sugli effetti potenzialmente letali ad essi correlati, una maggiore attenzione è stata posta su quegli effetti collaterali che, pur non essendo letali, potevano influire in maniera significativa sulla compliance al trattamento, quale appunto la disfunzione sessuale.

Prima di approfondire l’epidemiologia della disfunzione sessuale correlata alla depressione, è necessario sottolineare che la depressione maggiore può associarsi a disfunzione sessuale anche quando non è ancora trattata. Per quanto i dati sul tema siano piuttosto scarsi, un largo studio epidemiologico ha suggerito che nei soggetti affetti da Depressione Maggiore non trattati si possa raggiungere una prevalenza del 31% di diminuzione della libido, e che, limitatamente ai pazienti di sesso maschile, si possa osservare una percentuale di disturbi dell’erezione e di eiaculazione ritardata del 35-47% rispettivamente, percentuali nettamente superiori rispetto ai valori osservati nella popolazione sana.

Psicofarmaci ed effetti sui neurotrasmettitori

La maggior parte degli studi che ha impiegato domande dirette o questionari specificatamente designati per investigare la disfunzione sessuale si è focalizzata sulla disfunzione sessuale che emergeva a seguito del trattamento in pazienti senza precedenti problematiche sessuali. Tali studi si sono in particolar modo focalizzati sugli SSRI, SNRI e sull’antagonista della ricaptazione della dopamina e della noradrenalina (NDRI), il bupropione. Gli studi che si sono focalizzati sugli SSRI hanno mostrato come tali farmaci siano legati ad alte percentuali di disfunzione sessuale in maniera che non differisce significativamente tra le singole molecole (Clayton et al., 2006)

I dati disponibili mostrano chiaramente che la percentuale di disfunzione sessuale varia in maniera specifica da farmaco a farmaco. Tale risultato è facilmente spiegabile se si considera che farmaci diversi agiscono su differenti sistemi neurotrasmettitoriali, la cui
sovra o sottostimolazione si riversa poi su specifiche vie implicate nelle varie fasi del ciclo di risposta sessuale.

Essi includono principalmente:

  • la dopamina, legata ad un aumento dei livelli di desiderio e che facilita l’erezione;
  • la serotonina che inibisce l’eiaculazione e l’orgasmo;
  • la noradrenalina che a seconda dei casi può favorire l’erezione.

Gli effetti causati da diversi antidepressivi sulla disfunzione del desiderio sessuale possono essere legati a differenti fattori ognuno dei quali può avere un impatto su quelle aree del sistema nervoso che hanno la funzione di mantenere il desiderio sessuale stesso. Le evidenze attuali mostrano come il sistema mesolimbico giochi un ruolo fondamentale nel mantenimento del desiderio sessuale e come la dopamina sia il più importante  neurotrasmettitore implicato nel suo mantenimento in quest’area.

In maniera simile, un effetto sul sistema dopaminergico potrebbe essere alla base dei disturbi dell’eccitazione sessuale; i farmaci serotoninergici, infatti, sembrano sia ridurre la dopamina a livello del sistema mesolimbico sia inibire i riflessi spinali periferici del sistema simpatico e parasimpatico che mediano l’erezione e il rigonfiamento clitorideo che sono sotto il controllo di differenti trasmettitori tra cui, in particolare, quello serotoninergico.

Anche la disfunzione dell’orgasmo potrebbe essere correlata ad una riduzione dei livelli di dopamina e di noradrenalina indotti dall’aumentata attivazione serotoninergica che, in più, indurrebbe un’alterazione del sistema simpatico e parasimpatico, il cui equilibrio è di capitale importanza per permettere l’eiaculazione e l’orgasmo.

Pertanto è bene sottolineare come e quanto il meccanismo d’azione del farmaco sia direttamente implicato nel perturbare la funzionalità sessuale del soggetto trattato.

Zoloft e disfunzione erettile

Il farmaco Zoloft è un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (SSRI), il cui principio attivo è la sertralina. È spesso prescritto da medici e psichiatri per il trattamento di alcune condizioni psicopatologiche come ansia e depressione.

Indubbiamente la presenza di ansia e depressione potrebbe già di per sé causare disfunzione erettile; tuttavia, si è osservato che la somministrazione di questo farmaco potrebbe determinare problemi sessuali di questo tipo.

I farmaci SSRI come Zoloft agiscono aumentando la quantità di produzione del neurotrasmettitore della serotonina nel cervello. Ovviamente, una maggiore presenza di tale sostanza aiuta la persona, perché allevia i sintomi di ansia e depressione. Tuttavia, diversi studi supportano l’idea che l’assunzione di Zolof può determinare negli uomini disfunzione erettile.

La ricerca suggerisce che l’uso del farmaco Zoloft può:

  • diminuire la sensazione degli organi sessuali;
  • ridurre l’azione di altri due neurotrasmettitori, dopamina e noradrenalina, che si occupano di regolare il desiderio e l’eccitazione sessuale;
  • inibire l’azione e la sintesi dell’ossido nitrico, responsabile del rilassamento muscolare e dei processi di vasocongestione che permettono al sangue di affluire agli organi sessuali. L’erezione è infatti regolata anche dalla quantità di sangue che arriva al pene.

Ovviamente, la gravità della disfunzione sessuale varia da persona a persona. Per alcuni uomini, gli effetti collaterali diminuiscono man mano che il corpo si adatta al farmaco, mentre in altri tali effetti non scompaiono nel tempo.

Xanax e disfunzione erettile

Lo Xanax, il cui principio attivo è l’alprazolam, è un tipo di farmaco che appartiene alla famiglia delle benzodiazepine e agisce sia a livello cerebrale che corporeo. Come sappiamo la sessualità e la prestazione sessuale sono regolati ad entrambi questi aspetti. Nonostante lo Xanax, non influisca come lo Zoloft sull’afflusso di sangue, può comunque determinare un calo del desiderio sessuale e disfunzione erettile.

Anche se non si conosce a pieno il meccanismo d’azione che causa la disfunzione erettile, sappiamo che questo farmaco è utilizzato per il trattamento del disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo da attacco di panico, ansia associata a depressione, astinenza da alcool e disturbi del sonno.

Il coinvolgimento dello Xanax nel determinare disfunzione erettile potrebbe dipendere dal fatto che questo farmaco ha un’azione sedativa che, rallentando il sistema nervoso centrale, inibisce la risposta degli impulsi nervosi in tutto il corpo.

Abbassandosi la capacità di risposta corporea, l’individuo può sperimentare un calo del desiderio sessuale che a sua volta può rendere difficile l’erezione.

In linea generale le benzodiazepine possono anche interferire con la produzione di testosterone, un ormone importante per il desiderio sessuale.

Trattamento della disfunzione erettile

La letteratura esistente conferma pertanto che la disfunzione erettile è un possibile evento avverso associato all’assunzione di tutti gli antidepressivi; affrontare tale problematica, essendo molto complessa, richiede la collaborazione tra ricerca e pratica.

Mentre alcuni dati si sono concentrati sulla gestione farmacologica degli antidepressivi associati a disfunzione sessuale, altre ricerche suggeriscono che questa risulta piuttosto limitata e insufficiente per formulare una linea guida clinica. Il primo passo nella gestione della disfunzione erettile indotta da antidepressivi è la valutazione; per molti professionisti questo può essere difficile dato il tabù che ruota interno a tematiche quali il sesso e la salute sessuale.

Effettuare un’anamnesi sessuale potrebbe risultare imbarazzante sia per il paziente che per il clinico: solo nel momento in cui i medici coinvolgeranno altri professionisti con competenze specifiche in ambito sessuologico si riuscirà a garantire ai pazienti una maggiore comprensione del disagio e un miglioramento della qualità delle cure in questo settore.

A cura della Dottoressa Giorgia Lauro

Bibliografia

  • American Psychiatric Association, (2013), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali”, Quinta edizione, Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Balon R, Segraves RT: Survey of treatment practices for sexual dysfunction(s) associated with antidepressants. J Sex Marital Ther, 34, (4), 353-65, 2008
  • Clayton A.H., Montejo A.L., Major depressive disorder, antidepressants, and sexual dysfunction. J Clin Psychopharmacol 2006;67:33-7.
  • Keltner N.L., McAfee K.M., Taylor C.L., Mechanisms and treatments of SSRI-induced sexuald ysfunction. Perspect Psychiatr Care. 2002;38(3):111–116